lunedì 30 settembre 2013

un anno da exchange student

"Dove andrai? Negli U.S.A? Che figata che sarà vivere nel paese più bello del mondo!!"
-Io.. in verità sono stata presa per un anno in Thailandia...-
"IN THAILANDIA?! MA CHE CI VAI A FARE IN THAILANDIA?!"

Eh, bella domanda. Che ci faccio in Thailandia? Studio? Imparo una nuova lingua? Mi faccio strada tra una nuova ed entusiasmante cultura? Non faccio niente? Giro per questo paese come una turista, o sono più di una turista?

Non ne ho idea, ovviamente. Sono solo una 17enne catapultata nel sud-est asiatico, a 12 000 km dalla propria comoda vita in un paesino disperso tra le montagne italiane. Se avessi le idee chiare sul mio futuro, o meglio, sul mio presente, di certo non avrei deciso di provare con AFS Intercultura a fare un anno all'estero. Perché, a differenza di altre associazioni, qui devi mettere una lista di paesi, più o meno lunga, che non ti da nessuna certezza. Non è che se dici "voglio andare in Thailandia/U.S.A./Cina/Germania/Russia/etc" loro ti ci mandino. Eh no. Devi stare mesi con le dita incrociate, sperando che la tua prima scelta sia quella buona, o almeno sperando che ti abbiano presa per questo fantastico progetto.

E quando hai la certezza di essere stata presa, tutto perde senso. Stai mangiando? sputi nel piatto ciò che hai in bocca e salti, urlando, in preda ad un attacco di euforia. Ma il bello deve ancora venire, perché non sai dove vai. Sai solo che vai.
SI GRAZIE, MA DOVE?!
E allora parti con le telefonate minatorie a Colle Val D'Elsa minacciando di morte chiunque ti dica "devi aspettare la lettera che ti arriva a casa" e ti accampi nell'ufficio delle Poste Italiane più vicino a casa tua chiedendo ogni 5 minuti se è arrivata una lettera per te.

Poi un giorno, QUEL GIORNO, arriva una telefonata e ti senti dire "andrai..... in Thailandia!" e non sai più cosa fare, pensare o dire. Semplicemente cacci un urlo e dici "sul serio?!" 

Dopo mesi e mesi di selezioni/campi/colloqui/migrazioni generali verso Roma arriva il giorno della partenza. Parti, con le lacrime agli occhi (un po' per quello che lasci e un po' per quello che troverai), e quando dopo un interminabile viaggio di 13 ore e mezza stai per toccare terra a Bangkok ti chiedi "ma che ci faccio qua?"

Tutto torna alla solita domanda. Cosa facciamo noi, 60 studenti italiani, dispersi in Thailandia?
Cosa c'è venuto in mente? Forse non ci abbiamo mai pensato davvero al perché abbiamo messo questo paese nella lista, anzi, dal canto mio, io proprio non ci ho pensato. A volte seguire l'istinto senza che la ragione possa mettersi in mezzo è una delle cose che ci porta più lontano nella vita, che ci mette davanti a un muro di pregiudizi da abbattere e che ci fa capire quanto tutto quello che credevamo fosse giusto, sbagliato o una pazzia fosse solo diverso.


No wrong, no right: JUST DIFFERENT

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