lunedì 30 settembre 2013

I thailandesi e il loro rapporto col cibo

Vi ho già accennato a come i thailandesi siano molto ferrati in materia culinaria, ma voglio approfondire, per farvi partecipi del dolore di molti exchange student che dopo 3 mesi non entrano più nei loro vecchi vestiti.

"In Thailand, if you want to eat, you can. At anytime, anywhere."
-hdad thailandese sul cibo

Quando dicono che puoi mangiare sempre e comunque non ti prendono in giro: è la verità. All'una di notte c'è l'uomo che vende frutta col suo fidato carretto munito di campanella che la suona sotto la tua finestra. La domanda che ti viene spontanea è "e chi la compra una fetta di anguria all'una di notte?" a rigor di logica,  nessuno. Ma per far si che quell'uomo,  invece di dormire nel suo letto, sia per la strada a lavorare, vuol dire che c'è davvero qualcuno che compra da mangiare a ore improbabili.

Tralasciando il fatto di cibarsi a una qualsiasi ora del giorno, qui tutto ruota attorno al pasto: vai a casa di ospiti? Mangi. Scendi in cucina per un bicchiere d'acqua? Mangi. Vai ad una festa? Mangi. Ti annoi? Mangi!
Per loro il cibo è una questione di totale importanza e se salti un pasto (perché in realtà quello precedente non è mai finito) vuol dire che stai male o che non apprezzi il loro affetto. Perché si, qui non ti dicono "ti voglio bene" qui ti offrono un cucchiaio di qualsiasi cosa abbiano nel piatto.
Per farti sentire a tuo agio, i thailandesi sono capaci di togliersi il cibo per darlo a te, volente o nolente.

Andare al ristorante con una famiglia thailandese vuol dire non toccare nemmeno il menù, perché qui uno ordina per tutti e si condivide ogni cosa, dal somtam al riso.
A certe persone questo comportamento può dar fastidio, ma è il loro modo di essere e di farti sentire qualcosa di più di una semplice studentessa di passaggio.

Quello che per noi potrebbe essere un pranzo di Pasqua, Natale, cresima e comunione messi insieme, per loro è semplicemente un pranzo da condividere con qualcuno di importante, che in questo sei tu, povero exchange che sta sudando freddo e incoraggiando la sua pancia a non lasciarlo proprio ora.

Una serata divertente in compagnia di amici poco raccomandabili

"avrà fatto festa con qualche bel figo thailandese"
"si sarà ubriacata/drogata"
"sarà andata in discoteca"

No, nessuna di queste è l'ipotesi esatta.

"sarà scappata urlando come una scema dalla mamma ospitante perché un ratto gigantesco è entrato in casa causando lo scombussolamento generale"

Ecco, siamo già più vicini alla mia "pazza" serata.

Mentre l'ennesimo pasto della giornata è sulla tavola e io e la mia h-mom parliamo del più e del meno, un'ombra oscura si aggira davanti alla porta del retro bottega. All'inizio non ci faccio nemmeno caso, penso sia il cane. Poi guardo: un ratto gigantesco, che scompare dietro la scarpiera.

Dopo urla da femminucce quali siamo, io e la mia h-mom prendiamo il coraggio (e un aggeggio di ferro) a due mani, e ci prepariamo a sfrattare l'inquilino indesiderato da dietro il mobilio.
Con tanta perseveranza riusciamo a stanare quell'affare gigantesco, che per tutta risposta si fionda dentro il sottoscala, svanendo nello sporco e nel caos che solo il nostro sottoscala può avere.

Deluse dalla caccia riuscita male (e derise dal cuoco) ci sediamo di nuovo a tavola a chiaccherare del più e del meno insieme alla cugina della h-mom. Prese dalla noia dell'assenza di argomenti di cui parlare e notata una racchetta elettrica ammazza-zanzare, comincia la seconda caccia, degna della saga di Twilight: uccidere i succhiasangue!
Dopo mezz'ora di uccisioni a gratis, decidiamo che è ora di andare a dormire, o almeno di provarci.

Ed è così, dopo tre mesi e decine di zanzare morte che mi sono sentita a casa, accettata e parte della famiglia. Forse dovevo cominciare a dare più importanza agli "amici poco raccomandabili" che puoi trovare in una casa thailandese, mi sarei sentita più felice e amata fin da subito.
che la caccia ricominci!

Essere in salute non fa per me

Dopo una bellissima giornata trascorsa al Siam Paragon e al Central World con il mio amico sardo, Marco, mi avvio verso casa sul mio fidato autobus 92. Appena scendo mi sento strana, confusa e frastornata, con un mal di testa da far invidia a un dopo sbornia. Decido di mangiare un boccone e andare a dormire, tanto la mattina sarei stata di sicuro meglio: palle.

La mattina mi sveglio presumibilmente nel corpo di una 90enne, mi fa male tutto e scotto ovunque.
Mi faccio coraggio e vado a farmi la famigerata doccia (calda per la prima volta) sperando di sentirmi almeno un po' più sveglia e un po' meglio: un altro flop.
Allora, decisa a migliorare la giornata,  scendo al piano di sotto per fare colazione, ma l'assenza totale di persone non supporta la mia già poca voglia di viverlo, quel giorno.
Il colpo di grazia è stato scoprire che il mio latte era andato a male nella notte a causa del frigo rotto. Voi ora penserete "beh okay, hai sfiga, ma adesso basta no?" Eh, no. Dopo questo duro colpo mi decido a misurarmi la febbre e, com'era deducibile, ho 38. Prendo una tachipirina e dopo due ore siamo a 37.5. Beh, che gran cambiamento!

Dopo una giornata passata tra i dolori più acuti, i deliri della febbre sempre crescente e la solitudine, i miei h-parents mi portano in ospedale, dove mi fanno le analisi del sangue, per poi dirmi molto tranquillamente che ho la dengue fever.

In preda al panico maledico ogni zanzara che sia mai esistita dall'inizio dei tempi e mi preparo tristemente alla mia settimana di sofferenze, conclusasi ieri, dopo aver ricevuto 4 buchi da 3 infermiere diverse perché non riuscivano a trovarmi le vene.

Sanuk mak mak!

La scuola in Thailandia

Come buona parte dei miei compagni di avventura, la mia famiglia ospitante vive a Bangkok, nella caotica e sempre viva capitale.
Essendo la città grande all'incirca come la Val D'Aosta, di scuole ce ne sono parecchie, di tutti i generi e indirizzi.
La mia, la Sri Ayudhya School, è nel centro della capitale Thailandese e conta all'incirca 3000 studenti. Niente a che vedere con la mia scuola italiana da 800 studenti!
Ci sono la bellezza di 7 edifici, più una palestra all'aperto con degli spalti enormi, ovviamente utilizzati poco e nulla, perché ogni volta che c'è una qualsiasi cerimonia (un giorno sì e uno anche) ci si siede per terra, bagnato o sporco che sia.

La giornata scolastica, qui, non inizia con la sveglia alle 6.30 (se ti svegli presto) e un caffé fumante che ti aspetta sulla tavola, mentre sei ancora addormentata. No. Qua la sveglia è puntata alle 5.00, perché non c'è un minuto da perdere. Ti catapulti in doccia, visti i 30 gradi che ti perseguitano dal tuo arrivo, cerchi di darti un aspetto presentabile e cominci con la lista di cose da mettere per la divisa, ma è ovvio che ti dimenticherai qualcosa, se no che bello c'è?
Parti con fiocco, canottiera, camicetta, spilla della scuola, gonnellona plissettata, cintura di pelle, calzettoni arrotolati tre volte alla caviglia, le scarpe brutte di tua nonna (ma quelle più brutte che ha, davvero) e lo zaino nero con il nome della scuola ricamato in oro. Dopo esserti resa ridicola davanti a tutta la tua host family che insiste per farti una foto, ti accingi a mangiare la tua sostanziosa colazione, ma la prima domanda che ti sorge in mente è "perché maiale e riso a colazione?!" e l'unica risposta sensata è "perché sì."
Loro mangiano salato a tutte le ore, tutti i giorni, sempre e comunque (anche se i dolci thailandesi sono una delle cose più buone e caloriche che un essere umano possa ingerire in vita sua).
Dopo il primo approccio con le abitudini thai ti avvii verso la scuola con il resto della famiglia in macchina o in autobus, dipende dalle giornate.
Arrivata a scuola cerchi di fare mente locale e ti chiedi una buona volta "ma che ore sono??" e la risposta ti manderà in tilt "le 6.40"
E TU ALLE 6.40 SEI GIA' A SCUOLA?! In Italia è già tanto se arrivi alle 8.
Comunque, dopo un'ora passata con la h-sister a copiare i compiti di matematica (<3) ci avviamo verso l'auditorium, dove l'advisor con tono spensierato dice "oggi ti presenti in thai davanti ai tuoi nuovi amici!" e lì, in quel momento in cui non puoi scappare e nemmeno nasconderti, capisci che sei finita. hai finito di vivere la tua esistenza da sconosciuta e hai fatto level-up: ora sei la farang.

Essendo tu quella figura mitologica chiamata scherzosamente da TUTTI "farang" (straniera), sei al centro dell'attenzione 10 ore di scuola su 10. Perché sì, le ore di scuola sono 10.
I professori più cattivi e severi ti guardano con occhi di ammirazione e ti salutano con sorrisoni a 32 denti e tutti ti offrono cibo, poco importa che tu stia già mangiando, devi mangiare ancora, perché non sarai mai abbastanza sazia secondo loro. Mai.

Le classi sono composte da minimo 40/50 studenti, stipati in aule che in Italia non sarebbero a norma nemmeno per 20 studenti, ma qui, vige la regola del "mai pen rai" (non importa), quindi a tutti va bene così. Tra studente e professore c'è un rapporto di rispetto reciproco e nessuno si sognerebbe mai di non chinare il capo in presenza di un prof. Ma appena la lezione comincia davvero, la tipica classe thailandese si trasforma nella tipica classe italiana durante le assemblee: gente che gioca, disegna, colora, pittura, parla, messaggia, naviga su internet, mangia, beve, esce dalla classe anche per mezz'ora, urla, parla, balla, suona e dorme. L'unica differenza è che il prof in questione non sta a prendersela e spiega comunque, essendo munito di microfono, e se ne sbatte allegramente di chi non segue: tanto sono loro che ne pagheranno le conseguenze!

L'unico momento in cui stanno davvero in silenzio è durante le verifiche, che fanno per due settimane di fila ('sti pazzi.) e se prendi due nel compito di matematica beh, mai pen rai, lo recupererai, non c'è problema.
I ragazzi thai studiano e basta fuori dalla scuola, perché la loro vita sociale esiste solo in quelle 10 ore di contatto umano e nelle vacanze (che ci sono spesso devo dire).

Che poi, a parte il costante mal di testa dovuto al casino che fanno, adoro i miei amici thai. A questi ragazzi non importa che tu sia bianca, gialla, nera o fucsia, tu per loro sei un essere umano, e dato che sai parlare inglese, sei anche un buon mezzo di allenamento per la lingua più conosciuta al mondo!
;)

un anno da exchange student

"Dove andrai? Negli U.S.A? Che figata che sarà vivere nel paese più bello del mondo!!"
-Io.. in verità sono stata presa per un anno in Thailandia...-
"IN THAILANDIA?! MA CHE CI VAI A FARE IN THAILANDIA?!"

Eh, bella domanda. Che ci faccio in Thailandia? Studio? Imparo una nuova lingua? Mi faccio strada tra una nuova ed entusiasmante cultura? Non faccio niente? Giro per questo paese come una turista, o sono più di una turista?

Non ne ho idea, ovviamente. Sono solo una 17enne catapultata nel sud-est asiatico, a 12 000 km dalla propria comoda vita in un paesino disperso tra le montagne italiane. Se avessi le idee chiare sul mio futuro, o meglio, sul mio presente, di certo non avrei deciso di provare con AFS Intercultura a fare un anno all'estero. Perché, a differenza di altre associazioni, qui devi mettere una lista di paesi, più o meno lunga, che non ti da nessuna certezza. Non è che se dici "voglio andare in Thailandia/U.S.A./Cina/Germania/Russia/etc" loro ti ci mandino. Eh no. Devi stare mesi con le dita incrociate, sperando che la tua prima scelta sia quella buona, o almeno sperando che ti abbiano presa per questo fantastico progetto.

E quando hai la certezza di essere stata presa, tutto perde senso. Stai mangiando? sputi nel piatto ciò che hai in bocca e salti, urlando, in preda ad un attacco di euforia. Ma il bello deve ancora venire, perché non sai dove vai. Sai solo che vai.
SI GRAZIE, MA DOVE?!
E allora parti con le telefonate minatorie a Colle Val D'Elsa minacciando di morte chiunque ti dica "devi aspettare la lettera che ti arriva a casa" e ti accampi nell'ufficio delle Poste Italiane più vicino a casa tua chiedendo ogni 5 minuti se è arrivata una lettera per te.

Poi un giorno, QUEL GIORNO, arriva una telefonata e ti senti dire "andrai..... in Thailandia!" e non sai più cosa fare, pensare o dire. Semplicemente cacci un urlo e dici "sul serio?!" 

Dopo mesi e mesi di selezioni/campi/colloqui/migrazioni generali verso Roma arriva il giorno della partenza. Parti, con le lacrime agli occhi (un po' per quello che lasci e un po' per quello che troverai), e quando dopo un interminabile viaggio di 13 ore e mezza stai per toccare terra a Bangkok ti chiedi "ma che ci faccio qua?"

Tutto torna alla solita domanda. Cosa facciamo noi, 60 studenti italiani, dispersi in Thailandia?
Cosa c'è venuto in mente? Forse non ci abbiamo mai pensato davvero al perché abbiamo messo questo paese nella lista, anzi, dal canto mio, io proprio non ci ho pensato. A volte seguire l'istinto senza che la ragione possa mettersi in mezzo è una delle cose che ci porta più lontano nella vita, che ci mette davanti a un muro di pregiudizi da abbattere e che ci fa capire quanto tutto quello che credevamo fosse giusto, sbagliato o una pazzia fosse solo diverso.


No wrong, no right: JUST DIFFERENT