Partire per un anno all'estero significa anche accettare che tutte quelle persone che vedevi ogni giorno, che abbracciavi e a cui dicevi che ci saresti stata sempre per loro, pian piano, se ne vadano.
Significa sentirsi male per ogni messaggio non risposto, anche a distanza di mesi dall'ultima volta in cui li hai sentiti, significa voler piangere riguardando le foto in cui eravate tutti insieme, significa chiedersi "perché" più e più volte al giorno.
La cosa inevitabile è dirsi che la colpa è nostra, ma quello che fa più male è sentirselo dire da quelle persone che erano tutto per te. "perché te ne sei andata."
E' per questo che anche se ci sembra che la nostra vita italiana stia andando a rotoli non dobbiamo arrenderci o buttarci giù, ma dobbiamo combattere e farcene una nuova qui, dove siamo o dove saremo.
Voi potreste chiedermi il perché, perché dovrei farmi una nuova vita in un paese in cui starò solo per un anno? Pensateci. I vostri amici italiani non sapevano che voi ve ne sareste andati, quando li avete conosciuti, ma i ragazzi che incontrerete nel paese ospitante sanno che tornerete in Italia prima o dopo e comunque vogliono essere vostri amici. Vogliono salutarvi la mattina con un abbraccio, anche se contro le regole della scuola; vogliono portarvi in giro con loro, ovviamente per i centri commerciali; vogliono parlare inglese solo per poter dire di essere vostri amici.
Quelle sono le persone che davvero ti cambieranno la vita. Loro ci saranno sempre, alti e bassi, vicini o lontani.
Loro sanno cosa succederà. Sanno che dopo quella fatidica data vi vedranno solo su skype. Sanno che forse non avrete la possibilità di tornare nel paese ospitante, ma sanno anche che siete stati sinceri e vi vorranno bene, sempre.
Non nego che ci siano quelle persone speciali, che vi conoscono da sempre, che vi staranno accanto sempre, non importa quanti km ci siano di distanza.. ma vi assicuro che cambierete idea su chi ritenevate essere quelle persone speciali..
buona fortuna a tutti!
Sawadee kha
venerdì 11 ottobre 2013
domenica 6 ottobre 2013
Tre mesi in famiglia
E anche ottobre è cominciato.
Tutti i volontari ci avvisano: ottobre sarà il mese peggiore, starete male, ma poi la situazione andrà migliorando fino a stare bene.
Chissà perché a me succede tutto il contrario di quello che dicono i volontari. La parte critica è passata già da un bel po' e ora tutto si sta sistemando, tutto comincia a avere un senso..
Dopo questi tre mesi in famiglia, posso solo dire che mi sembra siano passati tre giorni da quando ho salutato tutti i miei amici e parenti.
Ancora 7 mesi da sfruttare al meglio!
mercoledì 2 ottobre 2013
la solitudine
Perché sì, è inevitabile, capiterà. Ovunque tu sia, chiunque tu sia in quel momento esatto della tua vita, lei arriverà: la solitudine.
Appena messo piede in terra straniera sentirai uno strappo, una crepa che si fa strada dal profondo del tuo cuore fino allo stomaco. Non pensare che si sanerà, perché parola di lupetto, non lo farà. Sarà meno dolorosa col passare le tempo, ma ci sarà, sempre, come la tua ombra.
Ti sentirai nel pieno delle tue forze, capace di sollevare la Luna con il mignolo della mano sinistra, ti crederai la regina del mondo, penserai di averle affrontate tutte, di aver finito i muri su cui sbattere la testa, ma non è così, cara. La testa la sbatterai altre mille volte, che sia su un muro di cemento armato, su un lampione o su una vetrata (con figura di m**da annessa) la sbatterai, e forte anche.
Ti sentirai sbagliata, fuori posto, fuori tempo e spesso fuori gioco. Non troverai, e non vorrai nemmeno trovare, la forza di darti quella spinta verso l'alto, di tornare a galla. Ti dirai moltissime volte "ma chi me l'ha fatto fare?" e "sono un'incosciente!" ed è ovvio e giusto che tu lo sia.
Cosa pensavi di fare? Di partire per una meta lontana e sconosciuta avendo già una vita, un posto nella società, un barlume di speranza nel continuare la tua routine? Beh, se lo pensavi davvero mi dispiace che qualcuno non abbia smontato i tuoi castelli in aria quando era ancora fattibile nel modo più indolore possibile.
Ti mancherà la mamma, con gli abbracci e i baci della buonanotte; ti mancherà il papà, sempre pronto all'avventura, che ti ha passato tutta la sua dose di incoscienza; ti mancherà la sorella ipocondriaca e super apprensiva, per la quale daresti la vita;ti mancherà il suo ragazzo, che è un fratello per te; ti mancherà il coniglio nano che hai a casa, isterico anche quello.
Ti mancherà svegliarti nel tuo comodo lettino, con le tue certezze e preoccupazioni. Ti mancheranno i mobili, sì, hai capito bene. Ti mancherà il fatto di saper programmare ogni secondo della tua vita, ma non perché sei una veggente, è solo l'abitudine.
Ti mancherà ogni cosa, ma soprattutto ti mancherà una persona in particolare. No, non parlo del fidanzato, della migliore amica, e nemmeno delle persone con cui hai condiviso tutto, da sempre. No, ti mancherai tu, quella tu che in sedici anni ti sei costruita, perché credimi, non lo sarai mai più. E no, non è indolore. Niente è indolore, niente è regalato. Te lo suderai, questo cambiamento. Ti stancherà, ti renderà impassibile alle vite già formate delle persone che ti passano davanti, perché tu hai altro a cui pensare. Cosa credevi, che un anno all'estero ti sarebbe scivolato addosso senza effetti? "ma si poi torno e tutto sarà uguale" no, no non è vero. Sono passati solo tre mesi, dico, TRE e tutto è diverso.
Cambierai routine, concezioni, pensieri, lingua, aspetto fisico, a un certo punto ti chiederai se ti hanno espiantato il cervello per fare degli esperimenti (riusciti male, evidentemente) perché sai che anche se l'involucro è quello, non sei più tu.
Non hai più la Benedetto a cui raccontare di quel ragazzo che hai visto in stazione, no, ora c'è Packbung a cui racconti che questo semestre non fai gli esami.
Non c'è più la prof Colle che ti dice che devi recuperare tedesco, no, ora c'è la prof dalnomeimprobunciabile che ti invita a mangiare cibo tedesco con i tuoi compagni, perché ti adora.
Non hai più mamma e papà a cui stressare la vita per andare a fare un anno all'estero, no, hai Khun Mae e Khun Poh a cui stressare la vita, sì, ma per non tornare a casa!
Ti sentirai profondamente cambiata, ma radicalmente, e dopo i momenti di sconforto che arrivano periodicamente, ti sentirai la ragazza più forte del mondo, una diciassettenne con le contropalle, che ora vive nel sud est asiatico.
Ti guarderai allo specchio e penserai: "e tre mesi sono andati. Ce l'hai fatta, hai dimostrato a quella che eri che ce la puoi fare. Ora vai e spacca tutto." e lo farai.
perché ricordati, che per quanto tu possa pensare di non valere niente in quel momento, di essere la persona sbagliata, al momento sbagliato, nel posto sbagliato, sei semplicemente fantastica, anche solo perché ci hai provato, anche solo perché sei entrata in una vita diversa, con tutto quello che comporta. Quindi ora basta piangersi addosso, sfoggia il tuo sorriso più bello e vai a mostrarlo a chi ti diceva che non ce l'avresti mai fatta.
Appena messo piede in terra straniera sentirai uno strappo, una crepa che si fa strada dal profondo del tuo cuore fino allo stomaco. Non pensare che si sanerà, perché parola di lupetto, non lo farà. Sarà meno dolorosa col passare le tempo, ma ci sarà, sempre, come la tua ombra.
Ti sentirai nel pieno delle tue forze, capace di sollevare la Luna con il mignolo della mano sinistra, ti crederai la regina del mondo, penserai di averle affrontate tutte, di aver finito i muri su cui sbattere la testa, ma non è così, cara. La testa la sbatterai altre mille volte, che sia su un muro di cemento armato, su un lampione o su una vetrata (con figura di m**da annessa) la sbatterai, e forte anche.
Ti sentirai sbagliata, fuori posto, fuori tempo e spesso fuori gioco. Non troverai, e non vorrai nemmeno trovare, la forza di darti quella spinta verso l'alto, di tornare a galla. Ti dirai moltissime volte "ma chi me l'ha fatto fare?" e "sono un'incosciente!" ed è ovvio e giusto che tu lo sia.
Cosa pensavi di fare? Di partire per una meta lontana e sconosciuta avendo già una vita, un posto nella società, un barlume di speranza nel continuare la tua routine? Beh, se lo pensavi davvero mi dispiace che qualcuno non abbia smontato i tuoi castelli in aria quando era ancora fattibile nel modo più indolore possibile.
Ti mancherà la mamma, con gli abbracci e i baci della buonanotte; ti mancherà il papà, sempre pronto all'avventura, che ti ha passato tutta la sua dose di incoscienza; ti mancherà la sorella ipocondriaca e super apprensiva, per la quale daresti la vita;ti mancherà il suo ragazzo, che è un fratello per te; ti mancherà il coniglio nano che hai a casa, isterico anche quello.
Ti mancherà svegliarti nel tuo comodo lettino, con le tue certezze e preoccupazioni. Ti mancheranno i mobili, sì, hai capito bene. Ti mancherà il fatto di saper programmare ogni secondo della tua vita, ma non perché sei una veggente, è solo l'abitudine.
Ti mancherà ogni cosa, ma soprattutto ti mancherà una persona in particolare. No, non parlo del fidanzato, della migliore amica, e nemmeno delle persone con cui hai condiviso tutto, da sempre. No, ti mancherai tu, quella tu che in sedici anni ti sei costruita, perché credimi, non lo sarai mai più. E no, non è indolore. Niente è indolore, niente è regalato. Te lo suderai, questo cambiamento. Ti stancherà, ti renderà impassibile alle vite già formate delle persone che ti passano davanti, perché tu hai altro a cui pensare. Cosa credevi, che un anno all'estero ti sarebbe scivolato addosso senza effetti? "ma si poi torno e tutto sarà uguale" no, no non è vero. Sono passati solo tre mesi, dico, TRE e tutto è diverso.
Cambierai routine, concezioni, pensieri, lingua, aspetto fisico, a un certo punto ti chiederai se ti hanno espiantato il cervello per fare degli esperimenti (riusciti male, evidentemente) perché sai che anche se l'involucro è quello, non sei più tu.
Non hai più la Benedetto a cui raccontare di quel ragazzo che hai visto in stazione, no, ora c'è Packbung a cui racconti che questo semestre non fai gli esami.
Non c'è più la prof Colle che ti dice che devi recuperare tedesco, no, ora c'è la prof dalnomeimprobunciabile che ti invita a mangiare cibo tedesco con i tuoi compagni, perché ti adora.
Non hai più mamma e papà a cui stressare la vita per andare a fare un anno all'estero, no, hai Khun Mae e Khun Poh a cui stressare la vita, sì, ma per non tornare a casa!
Ti sentirai profondamente cambiata, ma radicalmente, e dopo i momenti di sconforto che arrivano periodicamente, ti sentirai la ragazza più forte del mondo, una diciassettenne con le contropalle, che ora vive nel sud est asiatico.
Ti guarderai allo specchio e penserai: "e tre mesi sono andati. Ce l'hai fatta, hai dimostrato a quella che eri che ce la puoi fare. Ora vai e spacca tutto." e lo farai.
perché ricordati, che per quanto tu possa pensare di non valere niente in quel momento, di essere la persona sbagliata, al momento sbagliato, nel posto sbagliato, sei semplicemente fantastica, anche solo perché ci hai provato, anche solo perché sei entrata in una vita diversa, con tutto quello che comporta. Quindi ora basta piangersi addosso, sfoggia il tuo sorriso più bello e vai a mostrarlo a chi ti diceva che non ce l'avresti mai fatta.
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| io e mia sorella prima di partire |
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| io con vicepreside, preside, Khun Poh, Khun Mae e P' Ploy |
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| io e Prae vestite da indiane (io, lei da maschio) per l'ASEAN Day |
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| il cambiamento in un mese e mezzo |
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