venerdì 11 ottobre 2013
Gli amici
Significa sentirsi male per ogni messaggio non risposto, anche a distanza di mesi dall'ultima volta in cui li hai sentiti, significa voler piangere riguardando le foto in cui eravate tutti insieme, significa chiedersi "perché" più e più volte al giorno.
La cosa inevitabile è dirsi che la colpa è nostra, ma quello che fa più male è sentirselo dire da quelle persone che erano tutto per te. "perché te ne sei andata."
E' per questo che anche se ci sembra che la nostra vita italiana stia andando a rotoli non dobbiamo arrenderci o buttarci giù, ma dobbiamo combattere e farcene una nuova qui, dove siamo o dove saremo.
Voi potreste chiedermi il perché, perché dovrei farmi una nuova vita in un paese in cui starò solo per un anno? Pensateci. I vostri amici italiani non sapevano che voi ve ne sareste andati, quando li avete conosciuti, ma i ragazzi che incontrerete nel paese ospitante sanno che tornerete in Italia prima o dopo e comunque vogliono essere vostri amici. Vogliono salutarvi la mattina con un abbraccio, anche se contro le regole della scuola; vogliono portarvi in giro con loro, ovviamente per i centri commerciali; vogliono parlare inglese solo per poter dire di essere vostri amici.
Quelle sono le persone che davvero ti cambieranno la vita. Loro ci saranno sempre, alti e bassi, vicini o lontani.
Loro sanno cosa succederà. Sanno che dopo quella fatidica data vi vedranno solo su skype. Sanno che forse non avrete la possibilità di tornare nel paese ospitante, ma sanno anche che siete stati sinceri e vi vorranno bene, sempre.
Non nego che ci siano quelle persone speciali, che vi conoscono da sempre, che vi staranno accanto sempre, non importa quanti km ci siano di distanza.. ma vi assicuro che cambierete idea su chi ritenevate essere quelle persone speciali..
buona fortuna a tutti!
Sawadee kha
domenica 6 ottobre 2013
Tre mesi in famiglia
E anche ottobre è cominciato.
Tutti i volontari ci avvisano: ottobre sarà il mese peggiore, starete male, ma poi la situazione andrà migliorando fino a stare bene.
Chissà perché a me succede tutto il contrario di quello che dicono i volontari. La parte critica è passata già da un bel po' e ora tutto si sta sistemando, tutto comincia a avere un senso..
Dopo questi tre mesi in famiglia, posso solo dire che mi sembra siano passati tre giorni da quando ho salutato tutti i miei amici e parenti.
Ancora 7 mesi da sfruttare al meglio!
mercoledì 2 ottobre 2013
la solitudine
Appena messo piede in terra straniera sentirai uno strappo, una crepa che si fa strada dal profondo del tuo cuore fino allo stomaco. Non pensare che si sanerà, perché parola di lupetto, non lo farà. Sarà meno dolorosa col passare le tempo, ma ci sarà, sempre, come la tua ombra.
Ti sentirai nel pieno delle tue forze, capace di sollevare la Luna con il mignolo della mano sinistra, ti crederai la regina del mondo, penserai di averle affrontate tutte, di aver finito i muri su cui sbattere la testa, ma non è così, cara. La testa la sbatterai altre mille volte, che sia su un muro di cemento armato, su un lampione o su una vetrata (con figura di m**da annessa) la sbatterai, e forte anche.
Ti sentirai sbagliata, fuori posto, fuori tempo e spesso fuori gioco. Non troverai, e non vorrai nemmeno trovare, la forza di darti quella spinta verso l'alto, di tornare a galla. Ti dirai moltissime volte "ma chi me l'ha fatto fare?" e "sono un'incosciente!" ed è ovvio e giusto che tu lo sia.
Cosa pensavi di fare? Di partire per una meta lontana e sconosciuta avendo già una vita, un posto nella società, un barlume di speranza nel continuare la tua routine? Beh, se lo pensavi davvero mi dispiace che qualcuno non abbia smontato i tuoi castelli in aria quando era ancora fattibile nel modo più indolore possibile.
Ti mancherà la mamma, con gli abbracci e i baci della buonanotte; ti mancherà il papà, sempre pronto all'avventura, che ti ha passato tutta la sua dose di incoscienza; ti mancherà la sorella ipocondriaca e super apprensiva, per la quale daresti la vita;ti mancherà il suo ragazzo, che è un fratello per te; ti mancherà il coniglio nano che hai a casa, isterico anche quello.
Ti mancherà svegliarti nel tuo comodo lettino, con le tue certezze e preoccupazioni. Ti mancheranno i mobili, sì, hai capito bene. Ti mancherà il fatto di saper programmare ogni secondo della tua vita, ma non perché sei una veggente, è solo l'abitudine.
Ti mancherà ogni cosa, ma soprattutto ti mancherà una persona in particolare. No, non parlo del fidanzato, della migliore amica, e nemmeno delle persone con cui hai condiviso tutto, da sempre. No, ti mancherai tu, quella tu che in sedici anni ti sei costruita, perché credimi, non lo sarai mai più. E no, non è indolore. Niente è indolore, niente è regalato. Te lo suderai, questo cambiamento. Ti stancherà, ti renderà impassibile alle vite già formate delle persone che ti passano davanti, perché tu hai altro a cui pensare. Cosa credevi, che un anno all'estero ti sarebbe scivolato addosso senza effetti? "ma si poi torno e tutto sarà uguale" no, no non è vero. Sono passati solo tre mesi, dico, TRE e tutto è diverso.
Cambierai routine, concezioni, pensieri, lingua, aspetto fisico, a un certo punto ti chiederai se ti hanno espiantato il cervello per fare degli esperimenti (riusciti male, evidentemente) perché sai che anche se l'involucro è quello, non sei più tu.
Non hai più la Benedetto a cui raccontare di quel ragazzo che hai visto in stazione, no, ora c'è Packbung a cui racconti che questo semestre non fai gli esami.
Non c'è più la prof Colle che ti dice che devi recuperare tedesco, no, ora c'è la prof dalnomeimprobunciabile che ti invita a mangiare cibo tedesco con i tuoi compagni, perché ti adora.
Non hai più mamma e papà a cui stressare la vita per andare a fare un anno all'estero, no, hai Khun Mae e Khun Poh a cui stressare la vita, sì, ma per non tornare a casa!
Ti sentirai profondamente cambiata, ma radicalmente, e dopo i momenti di sconforto che arrivano periodicamente, ti sentirai la ragazza più forte del mondo, una diciassettenne con le contropalle, che ora vive nel sud est asiatico.
Ti guarderai allo specchio e penserai: "e tre mesi sono andati. Ce l'hai fatta, hai dimostrato a quella che eri che ce la puoi fare. Ora vai e spacca tutto." e lo farai.
perché ricordati, che per quanto tu possa pensare di non valere niente in quel momento, di essere la persona sbagliata, al momento sbagliato, nel posto sbagliato, sei semplicemente fantastica, anche solo perché ci hai provato, anche solo perché sei entrata in una vita diversa, con tutto quello che comporta. Quindi ora basta piangersi addosso, sfoggia il tuo sorriso più bello e vai a mostrarlo a chi ti diceva che non ce l'avresti mai fatta.
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| io e mia sorella prima di partire |
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| io con vicepreside, preside, Khun Poh, Khun Mae e P' Ploy |
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| io e Prae vestite da indiane (io, lei da maschio) per l'ASEAN Day |
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| il cambiamento in un mese e mezzo |
lunedì 30 settembre 2013
I thailandesi e il loro rapporto col cibo
"In Thailand, if you want to eat, you can. At anytime, anywhere."-hdad thailandese sul cibo
Per farti sentire a tuo agio, i thailandesi sono capaci di togliersi il cibo per darlo a te, volente o nolente.
Una serata divertente in compagnia di amici poco raccomandabili
"si sarà ubriacata/drogata"
"sarà andata in discoteca"
"sarà scappata urlando come una scema dalla mamma ospitante perché un ratto gigantesco è entrato in casa causando lo scombussolamento generale"
Ecco, siamo già più vicini alla mia "pazza" serata.
Mentre l'ennesimo pasto della giornata è sulla tavola e io e la mia h-mom parliamo del più e del meno, un'ombra oscura si aggira davanti alla porta del retro bottega. All'inizio non ci faccio nemmeno caso, penso sia il cane. Poi guardo: un ratto gigantesco, che scompare dietro la scarpiera.
Dopo urla da femminucce quali siamo, io e la mia h-mom prendiamo il coraggio (e un aggeggio di ferro) a due mani, e ci prepariamo a sfrattare l'inquilino indesiderato da dietro il mobilio.
Con tanta perseveranza riusciamo a stanare quell'affare gigantesco, che per tutta risposta si fionda dentro il sottoscala, svanendo nello sporco e nel caos che solo il nostro sottoscala può avere.
Dopo mezz'ora di uccisioni a gratis, decidiamo che è ora di andare a dormire, o almeno di provarci.
Ed è così, dopo tre mesi e decine di zanzare morte che mi sono sentita a casa, accettata e parte della famiglia. Forse dovevo cominciare a dare più importanza agli "amici poco raccomandabili" che puoi trovare in una casa thailandese, mi sarei sentita più felice e amata fin da subito.
Essere in salute non fa per me
Dopo una bellissima giornata trascorsa al Siam Paragon e al Central World con il mio amico sardo, Marco, mi avvio verso casa sul mio fidato autobus 92. Appena scendo mi sento strana, confusa e frastornata, con un mal di testa da far invidia a un dopo sbornia. Decido di mangiare un boccone e andare a dormire, tanto la mattina sarei stata di sicuro meglio: palle.
La mattina mi sveglio presumibilmente nel corpo di una 90enne, mi fa male tutto e scotto ovunque.
Mi faccio coraggio e vado a farmi la famigerata doccia (calda per la prima volta) sperando di sentirmi almeno un po' più sveglia e un po' meglio: un altro flop.
Allora, decisa a migliorare la giornata, scendo al piano di sotto per fare colazione, ma l'assenza totale di persone non supporta la mia già poca voglia di viverlo, quel giorno.
Il colpo di grazia è stato scoprire che il mio latte era andato a male nella notte a causa del frigo rotto. Voi ora penserete "beh okay, hai sfiga, ma adesso basta no?" Eh, no. Dopo questo duro colpo mi decido a misurarmi la febbre e, com'era deducibile, ho 38. Prendo una tachipirina e dopo due ore siamo a 37.5. Beh, che gran cambiamento!
Dopo una giornata passata tra i dolori più acuti, i deliri della febbre sempre crescente e la solitudine, i miei h-parents mi portano in ospedale, dove mi fanno le analisi del sangue, per poi dirmi molto tranquillamente che ho la dengue fever.
In preda al panico maledico ogni zanzara che sia mai esistita dall'inizio dei tempi e mi preparo tristemente alla mia settimana di sofferenze, conclusasi ieri, dopo aver ricevuto 4 buchi da 3 infermiere diverse perché non riuscivano a trovarmi le vene.
Sanuk mak mak!
La scuola in Thailandia
Essendo la città grande all'incirca come la Val D'Aosta, di scuole ce ne sono parecchie, di tutti i generi e indirizzi.
La mia, la Sri Ayudhya School, è nel centro della capitale Thailandese e conta all'incirca 3000 studenti. Niente a che vedere con la mia scuola italiana da 800 studenti!
Ci sono la bellezza di 7 edifici, più una palestra all'aperto con degli spalti enormi, ovviamente utilizzati poco e nulla, perché ogni volta che c'è una qualsiasi cerimonia (un giorno sì e uno anche) ci si siede per terra, bagnato o sporco che sia.
La giornata scolastica, qui, non inizia con la sveglia alle 6.30 (se ti svegli presto) e un caffé fumante che ti aspetta sulla tavola, mentre sei ancora addormentata. No. Qua la sveglia è puntata alle 5.00, perché non c'è un minuto da perdere. Ti catapulti in doccia, visti i 30 gradi che ti perseguitano dal tuo arrivo, cerchi di darti un aspetto presentabile e cominci con la lista di cose da mettere per la divisa, ma è ovvio che ti dimenticherai qualcosa, se no che bello c'è?
Parti con fiocco, canottiera, camicetta, spilla della scuola, gonnellona plissettata, cintura di pelle, calzettoni arrotolati tre volte alla caviglia, le scarpe brutte di tua nonna (ma quelle più brutte che ha, davvero) e lo zaino nero con il nome della scuola ricamato in oro. Dopo esserti resa ridicola davanti a tutta la tua host family che insiste per farti una foto, ti accingi a mangiare la tua sostanziosa colazione, ma la prima domanda che ti sorge in mente è "perché maiale e riso a colazione?!" e l'unica risposta sensata è "perché sì."
Loro mangiano salato a tutte le ore, tutti i giorni, sempre e comunque (anche se i dolci thailandesi sono una delle cose più buone e caloriche che un essere umano possa ingerire in vita sua).
Dopo il primo approccio con le abitudini thai ti avvii verso la scuola con il resto della famiglia in macchina o in autobus, dipende dalle giornate.
Arrivata a scuola cerchi di fare mente locale e ti chiedi una buona volta "ma che ore sono??" e la risposta ti manderà in tilt "le 6.40"
E TU ALLE 6.40 SEI GIA' A SCUOLA?! In Italia è già tanto se arrivi alle 8.
Comunque, dopo un'ora passata con la h-sister a copiare i compiti di matematica (<3) ci avviamo verso l'auditorium, dove l'advisor con tono spensierato dice "oggi ti presenti in thai davanti ai tuoi nuovi amici!" e lì, in quel momento in cui non puoi scappare e nemmeno nasconderti, capisci che sei finita. hai finito di vivere la tua esistenza da sconosciuta e hai fatto level-up: ora sei la farang.
Essendo tu quella figura mitologica chiamata scherzosamente da TUTTI "farang" (straniera), sei al centro dell'attenzione 10 ore di scuola su 10. Perché sì, le ore di scuola sono 10.
I professori più cattivi e severi ti guardano con occhi di ammirazione e ti salutano con sorrisoni a 32 denti e tutti ti offrono cibo, poco importa che tu stia già mangiando, devi mangiare ancora, perché non sarai mai abbastanza sazia secondo loro. Mai.
Le classi sono composte da minimo 40/50 studenti, stipati in aule che in Italia non sarebbero a norma nemmeno per 20 studenti, ma qui, vige la regola del "mai pen rai" (non importa), quindi a tutti va bene così. Tra studente e professore c'è un rapporto di rispetto reciproco e nessuno si sognerebbe mai di non chinare il capo in presenza di un prof. Ma appena la lezione comincia davvero, la tipica classe thailandese si trasforma nella tipica classe italiana durante le assemblee: gente che gioca, disegna, colora, pittura, parla, messaggia, naviga su internet, mangia, beve, esce dalla classe anche per mezz'ora, urla, parla, balla, suona e dorme. L'unica differenza è che il prof in questione non sta a prendersela e spiega comunque, essendo munito di microfono, e se ne sbatte allegramente di chi non segue: tanto sono loro che ne pagheranno le conseguenze!
L'unico momento in cui stanno davvero in silenzio è durante le verifiche, che fanno per due settimane di fila ('sti pazzi.) e se prendi due nel compito di matematica beh, mai pen rai, lo recupererai, non c'è problema.
I ragazzi thai studiano e basta fuori dalla scuola, perché la loro vita sociale esiste solo in quelle 10 ore di contatto umano e nelle vacanze (che ci sono spesso devo dire).
Che poi, a parte il costante mal di testa dovuto al casino che fanno, adoro i miei amici thai. A questi ragazzi non importa che tu sia bianca, gialla, nera o fucsia, tu per loro sei un essere umano, e dato che sai parlare inglese, sei anche un buon mezzo di allenamento per la lingua più conosciuta al mondo!
;)
un anno da exchange student
-Io.. in verità sono stata presa per un anno in Thailandia...-
"IN THAILANDIA?! MA CHE CI VAI A FARE IN THAILANDIA?!"
Eh, bella domanda. Che ci faccio in Thailandia? Studio? Imparo una nuova lingua? Mi faccio strada tra una nuova ed entusiasmante cultura? Non faccio niente? Giro per questo paese come una turista, o sono più di una turista?
Non ne ho idea, ovviamente. Sono solo una 17enne catapultata nel sud-est asiatico, a 12 000 km dalla propria comoda vita in un paesino disperso tra le montagne italiane. Se avessi le idee chiare sul mio futuro, o meglio, sul mio presente, di certo non avrei deciso di provare con AFS Intercultura a fare un anno all'estero. Perché, a differenza di altre associazioni, qui devi mettere una lista di paesi, più o meno lunga, che non ti da nessuna certezza. Non è che se dici "voglio andare in Thailandia/U.S.A./Cina/Germania/Russia/etc" loro ti ci mandino. Eh no. Devi stare mesi con le dita incrociate, sperando che la tua prima scelta sia quella buona, o almeno sperando che ti abbiano presa per questo fantastico progetto.
SI GRAZIE, MA DOVE?!
E allora parti con le telefonate minatorie a Colle Val D'Elsa minacciando di morte chiunque ti dica "devi aspettare la lettera che ti arriva a casa" e ti accampi nell'ufficio delle Poste Italiane più vicino a casa tua chiedendo ogni 5 minuti se è arrivata una lettera per te.
Poi un giorno, QUEL GIORNO, arriva una telefonata e ti senti dire "andrai..... in Thailandia!" e non sai più cosa fare, pensare o dire. Semplicemente cacci un urlo e dici "sul serio?!"
Dopo mesi e mesi di selezioni/campi/colloqui/migrazioni generali verso Roma arriva il giorno della partenza. Parti, con le lacrime agli occhi (un po' per quello che lasci e un po' per quello che troverai), e quando dopo un interminabile viaggio di 13 ore e mezza stai per toccare terra a Bangkok ti chiedi "ma che ci faccio qua?"
Tutto torna alla solita domanda. Cosa facciamo noi, 60 studenti italiani, dispersi in Thailandia?
Cosa c'è venuto in mente? Forse non ci abbiamo mai pensato davvero al perché abbiamo messo questo paese nella lista, anzi, dal canto mio, io proprio non ci ho pensato. A volte seguire l'istinto senza che la ragione possa mettersi in mezzo è una delle cose che ci porta più lontano nella vita, che ci mette davanti a un muro di pregiudizi da abbattere e che ci fa capire quanto tutto quello che credevamo fosse giusto, sbagliato o una pazzia fosse solo diverso.
No wrong, no right: JUST DIFFERENT



