Dopo una bellissima giornata trascorsa al Siam Paragon e al Central World con il mio amico sardo, Marco, mi avvio verso casa sul mio fidato autobus 92. Appena scendo mi sento strana, confusa e frastornata, con un mal di testa da far invidia a un dopo sbornia. Decido di mangiare un boccone e andare a dormire, tanto la mattina sarei stata di sicuro meglio: palle.
La mattina mi sveglio presumibilmente nel corpo di una 90enne, mi fa male tutto e scotto ovunque.
Mi faccio coraggio e vado a farmi la famigerata doccia (calda per la prima volta) sperando di sentirmi almeno un po' più sveglia e un po' meglio: un altro flop.
Allora, decisa a migliorare la giornata, scendo al piano di sotto per fare colazione, ma l'assenza totale di persone non supporta la mia già poca voglia di viverlo, quel giorno.
Il colpo di grazia è stato scoprire che il mio latte era andato a male nella notte a causa del frigo rotto. Voi ora penserete "beh okay, hai sfiga, ma adesso basta no?" Eh, no. Dopo questo duro colpo mi decido a misurarmi la febbre e, com'era deducibile, ho 38. Prendo una tachipirina e dopo due ore siamo a 37.5. Beh, che gran cambiamento!
Dopo una giornata passata tra i dolori più acuti, i deliri della febbre sempre crescente e la solitudine, i miei h-parents mi portano in ospedale, dove mi fanno le analisi del sangue, per poi dirmi molto tranquillamente che ho la dengue fever.
In preda al panico maledico ogni zanzara che sia mai esistita dall'inizio dei tempi e mi preparo tristemente alla mia settimana di sofferenze, conclusasi ieri, dopo aver ricevuto 4 buchi da 3 infermiere diverse perché non riuscivano a trovarmi le vene.
Sanuk mak mak!
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